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Giovedì 19 maggio 2011, ore 14.00 Il diritto nell’era della digital evidence: dall’accesso al dato digitale alla sua effettiva acquisizione Edificio U6, Aula dottorati di giurisprudenza (2° piano) - Piazza dell'Ateneo Nuovo... Cronache | Elda Brogi | Mercoledì, 18 Maggio 2011 Leggi
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La PA su Internet: le regole del Garante per rispettare la privacy di cittadini e dipendenti On line solo informazioni personali indispensabili. Tempi congrui di permanenza in rete. Misure... Cronache | Elda Brogi | Lunedì, 11 Aprile 2011 Leggi
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The European Commission has written to 16 Member States seeking information about their implementation of the Audiovisual Media Services (AVMS) Directive (see IP/11/373). The fact-finding letters are part of the Commission's efforts... Europa | Elda Brogi | Mercoledì, 30 Marzo 2011 Leggi
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22 dicembre 2010: "al termine del Consiglio dei Ministri il ministro Brunetta ha annunciato l’approvazione, in via definitiva, del nuovo Codice dell’amministrazione digitale, che fa seguito al Codice (decreto... Cronache | Elda Brogi | Mercoledì, 22 Dicembre 2010 Leggi
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Le slides della parte del corso relativa ad Internet.
I temi dell'audiovisivo sono reperibili sul testo di studio. Cronache | Elda Brogi | Venerdì, 26 Novembre 2010 Leggi
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Nell'ambito dell'attività parlamentare per il parere sullo schema di decreto legislativo che modifica il Codice dell'amministrazione digitale, la Commissione affari costituzionali della Camera audirà domani 16 novembre alcuni esperti, tra... Cronache | Elda Brogi | Lunedì, 15 Novembre 2010 Leggi
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La newsletter su intellectual property law di Consulegis, network internazionale di avvocati. Internazionale | Elda Brogi | Lunedì, 25 Ottobre 2010 Leggi
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Public consultation on the future of electronic commerce in the internal market and the implementation of the Directive on electronic commerce (2000/31/EC
http://ec.europa.eu/internal_market/consultations/2010/e-commerce_en.htm Europa | Elda Brogi | Lunedì, 18 Ottobre 2010 Leggi
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Nel noto caso che ha visto Vividown contro Google video per la diffusione del filmato di un disabile, vedi qui, l'associazione e la piattaforma di video sharing hanno siglato... Cronache | Elda Brogi | Venerdì, 24 Settembre 2010 Leggi
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Nel caso spagnolo che ha visto l'emittente Telecinco accusare You Tube di utilizzo illecito di file relativi ad alcuni show televisivi, importante sentenza di un giudice di Madrid che ha... Europa | Elda Brogi | Venerdì, 24 Settembre 2010 Leggi
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Government requests directed to Google and YouTube
Internazionale | Elda Brogi | Venerdì, 9 Luglio 2010 Leggi
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Reati in azienda e computer forensicGuida alle indagini preventive e difensive in ambito aziendale per reati condotti contro o per mezzo di strumenti informatici11 Giugno 2010Novotel, via Tevere, 23 Osmannoro... Cronache | Elda Brogi | Domenica, 9 Maggio 2010 Leggi
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Lawrence Lessig alla Camera dei Deputatihttp://www.radioradicale.it/scheda/299126/internet-e-liberta-perche-dobbiamo-difendere-la-rete Cronache | Elda Brogi | Lunedì, 15 Marzo 2010 Leggi
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Il caso Google-Vividown farà ancora discutere dopo la sentenza del tribunale di Milano che ha condannato tre dirigenti di Google per violazione della legge sulla privacy, anche se non per... Cronache | Elda Brogi | Mercoledì, 24 Febbraio 2010 Leggi
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Scritto da Lorenzo Nizzi Grifi Gargiolli
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Mercoledì 13 Febbraio 2008 00:00 |
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Il software Open Source – una breve introduzione. Il modello di business legato alla vendita del software è principalmente dominato dal modello proprietario in virtù del quale il prodotto è venduto a scatola chiusa con una licenza di uso ove l'utente è un mero utilizzatore di un prodotto a cui non ha accesso.
Il software è cioè venduto nel cosiddetto "codice binario": un linguaggio che è comprensibile unicamente dal computer sul quale viene eseguito. L'utente non ha però la possibilità di accedere al cosiddetto "sorgente" del programma ovvero a quell'insieme di file testuali redatti utilizzando un determinato linguaggio di programmazione. Tali file testuali sono essenziali non solo per comprendere il funzionamento del programma ma anche perché è solo attraverso la modifica degli stessi che il programma potrà essere corretto da eventuali errori e/o adattato al contesto di utilizzo dello stesso.
Il modello di software proprietario è stato affiancato fin dai primi anni ottanta da un modello completamente differente di sviluppo e distribuzione del software, denominato "Free Software" in virtù del quale il software viene obbligatoriamente rilasciato con il "sorgente" del programma liberamente modificabile e ridistribuibile ma entro limiti e condizioni ben precise1.
Il fenomeno del software Open Source è nato sulla scorta del movimento del "free software" e sta avendo in questi ultimi anni un notevole successo sia nell'ambito dell'impresa privata che nell'ambito della Pubblica Amministrazione.
Il termine software Open Source (termine inglese che significa sorgente aperto) indica in buona sintesi un software rilasciato con un tipo di licenza per la quale il codice sorgente è lasciato alla disponibilità di eventuali sviluppatori, in modo che con la collaborazione il prodotto finale possa raggiungere una complessità maggiore di quanto potrebbe ottenere un singolo gruppo di programmazione.
Nonostante le notevoli somiglianze con il movimento del Free Software è necessario puntualizzare che le licenze Open Source hanno un'anima maggiormente commerciale, mediamente più compatibili con un contesto imprenditoriale dove il sorgente del programma si condivide per esigenze di mercato. Lo CNIPA ed il software Open Source nella PA – Piano triennale 2008-2010
L'utilizzo di software "Open Source", volendo dare a tale accezione il significato più ampio di software con codice sorgente accessibile e modificabile rilasciato con licenza libera, ha trovato uno spazio importante nelle nostre amministrazioni pubbliche e al momento siamo in fase di forte sviluppo.
Leggendo infatti il recente Piano Triennale 2008 - 2010 rilasciato dallo CNIPA (Centro Nazionale Innovazione Pubblica Amministrazione) apprendiamo che la diffusione del software Open Source nella P.A sta crescendo: "il 72% delle amministrazioni vi ha già fatto ricorso (era il 65% nel 2005). Del resto, il patrimonio software della P.A. continua a crescere (la stima è di oltre 12 milioni di punti funzione "equivalenti" di software custom ), così come la dimensione delle basi dati".
Acquisiti i progressi della infiltrazione di tale modello di software nell'ambito della PA si apprende anche che "Nel triennio 2008-2010 saranno definiti e promossi progetti di riuso, con particolare attenzione all'integrazione e all'approccio al riuso tra P.A.C. e autonomie locali e al raccordo tra la tematica del riuso e quella del software Open Source" .
D'altra parte come si è sempre sostenuto da più parti la diffusione del software Open Source nella pubblica amministrazione e la disponibilità di componenti Open Source nei cataloghi dà una molteplicità di benefici tra i quali il miglioramento della qualità del software, l'aumento della sua sicurezza e la riduzione ulteriore dei costi del riuso. Stato Attuale del riuso del software Open Source nella PA
Lo CNIPA , in attuazione della Direttiva del Ministro per l'innovazione e le tecnologie del 19 dicembre 2003 (G.U. 7 febbraio 2004, n. 31) (vedi Normativa Essenziale), ha costituito un Osservatorio per l' Open Source assegnandogli il compito di catalizzare l'insieme delle esperienze in campo di utilizzo del software Open Source nell'alveo delle Pubbliche Amministrazioni.
Nello specifico, ma non esaustivamente, l'Osservatorio si occupa di accordare e diffondere il patrimonio di esperienze svolte presso le Università, la ricerca pubblica, le piccole e medie imprese del settore, attivando anche collaborazioni, partnership, ecc.; di mettere a disposizione forum di discussione in materia di OS aperti agli utenti, pubblicare i risultati delle rilevazioni sull'uso dell'OS, nonché studi specifici in materia; fornire supporto alle Pubbliche Amministrazioni (PA) ove richiesto ed altre attività simili.
Interessante ai fini dello studio dello stato attuale dell'uso e del riuso del software Open Source nella Pubblica Amministrazione la "vetrina" allestita dall'Osservatorio e liberamente accessibile al pubblico ove vengono raccolti ed elencati, con dovizia di particolari, tutti i progetti e le esperienze di utilizzo e riuso di software Open Source.
Un'analisi dei progetti di implementazione del software Open Source mette in evidenza il fatto che Enti Universitari, Aziende Sanitarie Locali e amministrazioni regionali (quali la Sardegna per la gestione del portale web e gli strumenti di gestione della rete, o la Regione Veneto per lo sviluppo di un sistema di e-learning) si affidano da tempo a soluzioni Open Source.
Certo è che la varietà di tali esperienze, anche se prive di un filo conduttore, mettono in mostra la elevata eterogeneità ed affidabilità delle soluzione Open Source che di fatto sono in grado di soppiantare in molteplici campi le equivalenti soluzione proprietarie. ***
Numerosi sono i casi in cui oltre ad iniziative autonome delle singole amministrazioni si sono affiancati poli tecnologici e centri di ricerca per sviluppare servizi e soluzioni pensate per enti e uffici pubblici.
A tal riguardo è recente notizia la firma del protocollo d'intesa fra Regione Toscana, Provincia di Pisa, Università e Polo tecnologico di Navacchio per la creazione di un centro regionale - e in futuro nazionale - dedicato allo studio delle tecnologie e allo sviluppo del software libero.
Tale progetto si inserisce in quell'ampio piano operativo e strategico finalizzato a portare l'Open Source negli uffici pubblici e nelle amministrazioni, in sinergia con le imprese. Aspetti legali e questioni giuridiche relative al riuso del software nella PA
Non si può prescindere tuttavia da una breve e schematica esposizione di alcuni aspetti tecnico giuridici relativi al riuso del software.
Le norme del Codice dell'Amministrazione Digitale (d'ora in poi CAD), pur prevedendo il riuso, non ne danno una definizione che possa in qualche modo aiutare l'interprete nella comprensione dei limiti e della portata. Dovremo quindi effettuare una interpretazione empirica attingendo a fonti extranormative. Il concetto di riusabilità secondo la definizione della IEEE2 indica il grado con cui un sistema software o una sua componente può essere riusato in altri sistemi software.
Riutilizzare un software significa quindi sia utilizzare un software nella sua interezza che in una sua versione modificata. Questi aspetti operativi fanno emergere inevitabilmente tutte le problematiche relative alla proprietà intellettuale sul software così come disciplinata dalla L. 633/41 (d'ora in poi LDA).
Il soggetto infatti che dà in riuso il software inevitabilmente dovrà detenere sullo stesso tutti i diritti relativi ed è necessario precisare in questo senso che ai sensi della LDA le amministrazioni che danno l'incarico ai fornitori per la progettazione di software, divengono titolari dello stesso. Titolari nel più ampio senso: sia dal punto di vista patrimoniale che morale. In buona sostanza è come se fosse l'amministrazione in prima persona a sviluppare quel software.
Oltre alla titolarità sul quel determinato programma sorgerà in capo all'amministrazione appaltante anche un obbligo specifico a conferirlo in riuso ove ciò si rendesse necessario e venisse richiesto.
Il fattore critico nella pratica odierna, che pone problemi applicativi del riuso, ha a che vedere con la circostanza che coloro che forniscono il software alle pubbliche amministrazioni non permettono la modifica dei loro prodotti. Il software viene dato in licenza di uso, di fatto rimane chiuso, inaccessibile ed i fornitori, disattendendo le normative in materia, non forniscono gli strumenti necessari per la modifica dello stesso.
Affinché il riuso possa trovare completa realizzazione si comprende a questo punto la necessità che ulteriori contratti vengano stipulati con la ditta fornitrice affinché le modifiche al software vengano di fatto concesse a tutti gli interessati: all'amministrazione diretta interlocutrice della ditta così come a tutte le amministrazioni a cui viene concesso in riuso il software.
Per evitare un tale spreco di risorse di tempo oltre che di denaro pubblico ricorrere al software Open Source risulta una strada praticabile oltre che da un punto di vista operativo, in considerazione delle tante esperienze già fatte in tal senso, anche e soprattutto dal punto di vista giuridico, viste le licenze di uso sotto cui vengono rilasciati tali software.
1Per i dettagli si visiti l'indirizzo: http://www.gnu.org/home.it.html
2Lo IEEE, acronimo di Institute of Electrical and Electronic Engineers (in italiano: Istituto degli ingegneri elettrici ed elettronici), nacque il 1° gennaio 1963 dalla fusione di due istituzioni precedenti: l'IRE, Institute of Radio Engineers, e l'AIEE, American Institute of Electric Engineers nati nel 1884. La sua sede è nello stato di New York, negli Stati Uniti. Ad oggi l'IEEE annovera più di 320.000 membri in 150 nazioni; comprende tecnici, ingegneri e ricercatori di tutto il mondo nel settore elettrotecnico ed elettronico.
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